29 aprile 2011






Galleria RILIEVI, Via della Reginella 1a, Roma
tel. 06.95223340

GUARDAMI
Personale di PAOLO ROSSETTO

Opening sabato 14 maggio, ore 18.30

14.05.2011 / 28.05.2011

Abstract – La sorprendente attualità di testi letterari o musiche scritti secoli fa suggerisce che oltre alla sensazione di temporaneità che appartiene all’uomo moderno ci sono inclinazioni, sentimenti, stati che rimangono identici nella storia. A mutare è il modo di recepirli e raccontarli. La percezione di una reciproca corrispondenza tra uomo e natura affonda nella notte dei tempi, evocare la trasformazione da uno stato all’altro è la conseguenza di un modo di pensare l’universo in senso unitario; sin troppo facile il rimando a leggende greche e romane dedicate al motivo comune del mutamento di esseri umani in animali e piante. Esistono, in altre parole, trasformazioni permanenti. In questo senso la produzione di Paolo Rossetto è classica, come la può essere la Divina Commedia di Dante o un brano di Fossati, l’immaginario che affronta è svincolato dalle reti del tempo. A partire dal legno del supporto, costante nei lavori dell’Autore è appunto la metamorfosi di figure umane in vegetali e piante, e viceversa, in un moto perpetuo di fusione ed identità universali.

Orario apertura, tutti i giorni - 11,00 / 19,00

Ingresso libero

Contatti
www.elisirart.blogspot.com - elisir.art@gmail.com - galleriarilieviroma@gmail.com
www.rossettopaolo.it - art.rossettopaolo@gmail.com

Curatori : Elisa Govi, Maurizio Lamorgese

Artista: Paolo Rossetto

25 aprile 2011

Dal Catalogo della Mostra "Metamorphosis, elogio della trasformazione" (Galleria L'Agostiniana, Piazza del Popolo, Roma, 01-16/04/2011) : "...Il desiderio di realizzare questo progetto si è fatto strada a partire dalla percezione di come l'arte contemporanea sia fortemente connotata dal problema, dall'“onda di senso”, efficace espressione di Angela Vettese, della trasformazione.
Guardando più a fondo, ci si rende conto facilmente che la metamorfosi è la direzione dell'arte, da sempre. Volgendosi al passato è più facile mettere a fuoco come nella storia l'arte abbia cambiato di continuo linguaggi e tecniche in relazione al presente della quale era testimone, tanto da essere nelle parole di George Kubler “la forma del tempo”, il lineamento visibile dell'invisibile scorrere della realtà.
Alla luce di questa consapevolezza ciò cui stiamo assistendo oggi può essere compreso con maggiore lucidità.
Secondo Arthur Danto, "i periodi di grande cambiamento cominciano sempre con una sfida nei confronti delle frontiere artistiche preesistenti, che poi si estende alle frontiere sociali più significative finché poi l'intera società si ritrova trasformata”. L'arte, in altre parole, sarebbe il termometro più sensibile per testare lo stato di salute di una civiltà e lo specchio più crudele per raccontarla. Come in un quadro di Pistoletto, l'opera d'arte riflette ciò che le sta dietro, il contesto che l'ha determinata. E non è tutto: i fenomeni creativi, per il loro essere naturalmente fuori dalle reti di un pensiero convenzionale, avrebbero una dote pionieristica nell'andare al cuore dei problemi dell'oggi e palesandoli porre le condizioni del loro superamento.
L'arte contemporanea racconta di perforanti slittamenti formali e di significato perché parla di un presente che è una permanente transizione, e non da un solo punto di vista. Il cambiamento accade e non può essere controllato, ma secondo Marshall Mcluhan, l'artista è colui che ci vaccina di fronte ai grandi mutamenti, che per la loro violenza talvolta ci colgono impreparati. L'artista ci mette in condizione di capire chi siamo. Mentre scrivo, un terremoto devastante ha colpito il Giappone, le reali conseguenze di ciò che sta accadendo saranno intuite in parte domani, comprese in pieno tra diversi anni, forse. Nel frattempo saremo cambiati, mentre l'arte avrà già da tempo assorbito il seme di consapevolezze sopite nelle coscienze comuni. Il nostro compito primario davanti all'arte contemporanea è di imparare ad ascoltare.
Il Novecento ha visto affermare idee destabilizzanti come mai prima di allora, per qualità e quantità, il presente prosegue nella stessa direzione. Scoperte come la relatività di Einstein, la fisica quantistica di Planck, l'inconscio di Freud, il principio di indeterminazione di Werner Heisenberg, solo ad esempio, hanno sconquassato un castello di stabilità fittizie. Nel mentre, la globalizzazione ha aperto le porte ad un campo inesausto di possibilità e la scienza ha iniziato a farci vedere l'immensamente grande e piccolo, un tempo solo immaginato.
Un simile ampliamento delle possibilità percettive si traduce anche, inevitabilmente, in un allargamento delle possibilità espressive; è come avere a disposizione sette note musicali anziché una.
Le trasformazioni alle quali ci stiamo riferendo in arte, l'inclusione dell'aleatorio, l'indeterminato, il temporaneo, sono l'esito di questa esperienza del reale e rientrano a pieno titolo nella definizione cruciale di Umberto Eco a proposito di "Opera Aperta".
Quanto detto dovrebbe essere sufficiente a spiegare la scelta di accogliere in questa Mostra una eterogeneità considerevole di linguaggi, tecniche, modi di interpretare questa rivoluzione che, positiva o negativa, è innegabile e senza precedenti. Del resto è arduo pensare alla trasformazione di cui sopra sordi alle differenti direzioni di tale andamento centrifugo. L'invito è ad avvicinarsi ad ogni Opera come ad una soluzione tentata in relazione al problema del presente. Ogni soluzione è evidentemente parziale, e non necessariamente vittoriosa, ma ci aiuta alla comprensione di quell'estetica della trasformazione che crediamo appartenere potentemente al contemporaneo dell'arte..." e.g.

04 aprile 2011



Galleria RILIEVI, Via della Reginella 1a, Roma
tel. 06.95223340


LA CITTA' INVISIBILE
Personale fotografica di FRANCESCA BERTOLINI


Opening sabato 9 aprile, ore 18.30


09.04.2011 / 23.04.2011
prorogata al 13.05.2011


Abstract - Il circuito elettronico, il non luogo che sovrintende e sorregge le dinamiche della civiltà contemporanea, è una città altra, uno spazio invisibile eppure dominante, inumano perché privo del più sottile anelito di vita. La visione onirica e sopra la realtà dell'Autrice ci accompagna in una riflessione acuta e tagliente sul tempo e lo spazio dei quali ci illudiamo di essere i protagonisti.


Orario apertura, tutti i giorni - 11,00 / 19,00


Ingresso libero


Contatti
www.elisirart.blogspot.com - elisir.art@gmail.com - galleriarilieviroma@gmail.com
www.francescabertolini.it - info@francescabertolini.it


Curatori : Elisa Govi, Maurizio Lamorgese


Artista: Francesca Bertolini

20 marzo 2011

Chiostro degli Agostiniani, Piazza del Popolo, Roma

tel. 388.9419535


“METAMORPHOSIS / elogio della trasformazione”

Collettiva di Arti visive


Opening venerdì 1 aprile, ore 18.00


01.04.2011 / 16.04.2011


Abstract

La Mostra è un breve e avventuroso viaggio tra i risvolti di metamorfosi percettive messe in atto da 25 Autori contemporanei e determinate da trasformazioni aperte di forme e contenuti.


Orario apertura 10,00 - 19,00


Ingresso libero


Contatti

elisirart.blogspot.com



Catalogo disponibile in Mostra, a cura di ELISIRart, pp. 75, euro 10.


Curatori

Elisa Govi, Maurizio Lamorgese


Artisti

Fernanda Andrea Cabello, Caterina Arcuri, Fabio Massimo Bassan, Francesca Bertolini, Mary Ellen Brown, Massimiliano Camellini, Paolo Camiz, Olimpia Carimini, Francesco Ciavarella, Roberta Demeglio, Giulio De Mitri, Edith Dzieduszycka, Maurizio Lamorgese, Franca Lanni, Daniela Leghissa, Ronnj Medini, Lamberto Melina, Beatrice Palazzetti, Armando Pelliccioni, Renata Petti, Fabio Refosco, Paolo Rossetto, Marco Severini, Sergio Trevisan, Barbara Vistarini


Nota di presentazione

“Qui si celebra la trasformazione. In quale anfratto delle nostre coscienze deterministiche si è nascosta la farfalla delle meraviglie? Pensiamo di saperlo, la metamorfosi è il silenzioso motore dell'esistenza, I pensieri, le parole, le azioni lavorano come agenti del divenire... La metamorfosi è la traiettoria dell'arte, con la scia prima e dopo di lei. il pensiero dell'artista prende forma, cambia di stato, si tras-forma in una creazione attrice di se stessa, la cui materia costitutiva – anche virtuale – porta in calce la firma del tempo. Il punto apposto dall'autore non è la fine dell'opera! E se la trasformazione diventa il tratto tipico del suo dna, il lavoro si fa specchio di ciò che lo ha determinato: la metamorfosi, messa in atto, può essere colta di sorpresa, carpita; poiché ne esiste una sincronica, dei differenti occhi, una diacronica, del tempo, ed una talvolta protagonista dell'opera stessa. Sono tre facce del medesimo diamante metamorfico. Ogni segno e gesto lanciati nel mondo non sono né statici né definitivi, il loro significato, e stato, si impregnano degli sguardi e pensieri che li hanno attraversati. Anche la conoscenza della realtà contempla la dinamica dello scorrere, la stasi rarefatta del divenuto è utile al sapere delle macchine. Allora l'arte, nel lasciare libero il guinzaglio che separa formante e forma si fa strumento di conoscenza, vero! L'artista in veste di ricercatore indaga così i lineamenti dei fenomeni del suo tempo e del tempo perenne, non come ci è dato vederli, ma come potrebbero essere, come sono. La conoscenza aperta e in movimento, che l'arte ci insegna, accompagna all'essenza del reale, all'immutabile nell'eterno mutare...e quando sono gli artisti stessi a testimoniare visibilmente la trasformazione, a raccontarla a modo loro, è il caso di dedicarle attenzione! L'Evento “METAMORPHOSIS” accolto nel magnifico contesto del Chiostro degli Agostiniani di PIAZZA DEL POPOLO a Roma si propone come occasione di dibattito sulle forze che operano nella produzione del divenire naturale delle cose, in una visione in cui Arte, Filosofia, Scienza e Spiritualità si possono e si devono dinamicamente integrare. Perché se è vero che niente è statico, il modo in cui le cose cambiano dipende da noi. Oppure no? Qui si celebra la trasformazione.” e.g.

01 marzo 2011



Personale di ROBERTO FANTINI
Galleria RILIEVI . Via della Reginella 1a . Roma
02/16 . 03 . 2011
a cura di ELISIRart
ingresso libero

elisirart.blogspot.com
elisir.art@gmail.com


www.fantiniarte.it

21 febbraio 2011


Massimo Benucci imprime di sé quel che dipinge. Interno verso esterno: l'affronto diretto con la realtà avviene nello spazio sottile che separa autore e superficie, dove la coscienza si scontra con la materia viva del presente. Uno scontro sanguigno, drammatico, violento, esorcizzato sul piano dell'azione. L'esito della partita è sotto i nostri occhi; serve presenza per sostenere l'incontro con questi spettri di comunicazione che reiterano invariato il loro messaggio, nitido e tagliente, quanto è labile il contorno di immagine che li dipinge.
Massimo è dentro fino al collo al problema della realtà, sente sulla pelle il peso di chi è nella società in una posizione diversa, di alienazione, di diversità, di rifiuto, di chi rompe le fila del conformismo e paga per questo un dazio, come un cristo martire...ma vittorioso. Se questi sono i protagonisti, i suoi lavori sono imprecazioni rivolte all'ipocrisia del pensiero comune ed il messaggio si ferma all'evidenza di una tragica condizione umana, sempre diversa...sempre la stessa.
Bisogna far giustizia di ogni intellettualismo, sembra urlare Massimo, ritrovare la rudezza e l'impaccio, ma anche la profonda spiritualità del fare su materie naturali e grezze, finché dal loro spessore non emana un barlume, una verità, che diventa flebile ma pura luce. Per accenderla serve il peso fisico di supporti consumati, di colori scivolati ed è necessaria quella miserabilità dell'immagine da cui si libera il ritmo di una trascendenza che non smette di battere. In questo senso, nei lavori di Massimo la tecnica è la metafora della poetica.
L'arte di questa Mostra materializza una condizione di cosciente ma irrimediabile negatività dell'esistenza moderna, eppure gli spettri non smettono di parlare, è un sottile piacere ascoltarli...come ci ha insegnato G.C.Argan, “se la sublimazione può darsi solo bevendo fino alla feccia il calice della disperazione, l'invettiva è preghiera”.

07 febbraio 2011






L'autore del reportage fotografico qui proposto è testimone oculare di una verità, verità parziale...degli occhi, dei fatti, quella che si vede stando a terra, dove quei dati accadono e sono inevitabilmente uguali a loro stessi. Dura verità. Le immagini di Marco sono registri di sguardi comuni sul mondo, la cronaca di un tempo malato, corrotto, problematico...lì, alle soglie dell'implosione. Una verità. Constatarla significa dare voce ai segni che gridano sui muri urbani, che scivolano tra i rami degli alberi, alle tracce di passagi umani disperati. Ecco la Bulgaria oggi, come la si vede, uno studio di sette immagini ci riporta al concreto sociale, politico, economico, umano, al qui ed ora, a noi, perché non denotano uno specifico paese, quanto uno status comune ad una fetta ampia di tessuto urbano e umano...globale. Il dreamer John non era the only one, oggi forse lo sarebbe di più, oppure il suo sguardo partiva da più in alto: John non guardava, i-m-m-a-g-i-n-a-v-a. “who are you”, intitola una delle foto esposte, un giovane uomo è alle soglie di un bivio, la vecchia e larga strada battuta, o cosa? chi sei tu?: i nuovi pensieri, il modo rinnovato di pensare noi stessi e il mondo, restano la sola possibilità di trasformazione, che è già lì, nella strada che si dirama, scegli ragazzo.