19 settembre 2010




COMUNICATO STAMPA

ANGELO PETRUCCI
“L'intervallo ritrovato”
Galleria RILIEVI. via della Reginella 1a . Roma
dal 28 settembre al 12 ottobre 2010


In Mostra a Roma un estratto degli ultimi due anni di produzione di Angelo Petrucci, autore toscano di formazione accademica, che ha fatto di una peculiare indagine intellettuale e umana il motivo coerente di una ricerca artistica pluri-decennale, ma mai uguale a sè stessa; il linguaggio antico della pittura e il tema universale del corpo nello spazio, nella visione di un artista contemporaneo, che non teme la storia e fa della tecnica un tramite.

Dal catalogo della Mostra: “... Il corpo?: è fatto della stessa materia vitale di cui si compone l'universo. Come parte del tutto, è frammento senza volto, senza nome, sottratto all'identità e al tempo che lo hanno prodotto. Il corpo è parte dell'enigma irrisolto che sottende al mistero della vita e che coinvolge parimenti lo spazio che lo compenetra. (…) Res e humana sono presenze imprescindibili nelle opere dell'autore, ma in questa riproposizione di molecole di universalità nulla è concesso al caso: tutto, come in un rebus pronto ad auto-risolversi, ha una precisa ragione di essere in quel luogo, di quel tempo sospeso. (…) Il complesso tema di forze è leggibile in virtù del delicato equilibrio visuale fra dimensioni, distanze, direzioni, curvature, volumi. Ciascun elemento possiede una forma appropriata in relazione a tutte le altre, fissando così un ordine definitivo nel quale tutte le forze componenti si contengono a vicenda, nessuna di esse può imporre alcun mutamento nell'interrelazione. Il gioco di forze si trova in quiete apparente. Ma il corpo rimane l'elemento propulsivo, vitale, che rompe la permanenza, che è motore di cambiamento; in questo senso, è la chiave di volta di queste composizioni. (…) Il corpo di Petrucci è sintetizzato, generato dall'espressività gestuale ed emozionale di sè stesso. E' tridimensione dipinta, vitale sensualità potenziata dalla memoria, che sublima il reale, lo rende simbolico. Il corpo, dunque, come forma simbolica, richiede una conoscenza che implica volontario avvicinamento, ricerca perseguita, lenta penetrazione: è quella praticata dall'autore, è quella reiterata ad ogni rinnovato sguardo dello spettatore. (…) Guardando all'intera produzione di Petrucci, colpisce la coerenza della ricerca, anzi i processi paiono chiarirsi e raffinarsi nel tempo. Accanto ad un procedere dalla semplicità alla complessità dello studio, si ha un procedere dalla confusione verso l'ordine nella consapevolezza dell'indagine. (…) I dipinti di Petrucci sono raffigurazioni di enigmi da decifrare, restituiscono la presa di coscienza di una visione d'insieme del realtà, che presuppone il dettaglio, nel contesto metamorfico del presente; ci svelano la cocente contemporaneità di un osservatore che ha colto l'unità di misura entropica del mondo ed insieme la sua imperscrutabile soluzione...” / e.g. luglio 2010